Cap. 3 - Famiglia

“Carlo, ci vediamo stasera, ora esco.”

“Ehi! Dove vai?” Carlo stava giusto uscendo dalla doccia.

“Vado a farmi il trattamento rassodante per l’addome, ma prima pensavo di fare un salto all’educatorio.”

“Vai da Geremy?”

“Sì e no. In realtà volevo parlare con la direttrice.”

Carlo scosse la testa, riuscendo comunque a frizionarsi i lunghi capelli: “Mi sa che devo prepararti una buona dose di gelato al cioccolato per quando rientri…”

“Esagerata!”

“La prudenza non è mai troppa!”

Mentre  percorreva a passo rapido il tragitto, Antigone borbottava divertita dalla sorella “Tsè! Prudenza. Ma sentila! Questo discorso vale solo per gli altri, avesse mai un briciolo di prudenza! Se le dovessi preparare io il cioccolato per tutte le volte che rientra a casa con una delusione amorosa sarebbe una boa!”

Arrivata imboccò senza indugi le scale.

“Oh signora d’Arco! Che piacere rivederla di già!” il muggito della segretaria la accolse “Vuole che chiamo Antonio?”

“Chi??” Antigone si irrigidì.

“Oh, scusi. Antonio – Cody – Geremy. Ieri pomeriggio il suo puledrino è finito in direzione per aver insultato un compagno…  non so i dettagli, so solo che la discussione è durata molto a lungo e alla fine, a scopo educativo immagino, ci è arrivata la circolare dell’attribuzione di un nuovo nome: Antonio.”

“Come? Ma non possono farlo solo i genitori?” la donna era perplessa, ma la segretaria fece spallucce

“Non lo so, non ho figli io. Io obbedisco agli ordini. Ma se dovessi avere un figlio mi rivolgerei…”

Antigone pensò che fosse meglio tagliare corto “Giusto appunto. Volevo proprio parlare con la direttrice.”

La segretaria non potè trattenere un risolino “La direttrice eh?” premette un due tasti e muggì “Ma certo, ma certo. L’avverto subito, vada pure in direzione.”

I passi risuonavano nei corridoi vuoti: i minori dell’educatorio erano probabilmente a fare qualche lezione. Antigone camminava a passo leggero, come temendo di attirare Geremy col solo rumore delle scarpe sul marmo del pavimento. In breve arrivò all’ufficio: sulla porta campeggiava la scritta “DIREZIONE”, a caratteri maiuscoli, scarni e senza grazie; sembrava che attraverso di essi il colloquiante dovesse percepire un preludio del  polso educativo della direttrice.

Antigone bussò e una voce da dentro rispose in modo deciso “Avanti.”

“Buongiorn…” quando la donna entrò, il saluto le morì sulle labbra.

“Buongiorno.” ma chi aveva proferito queste parole non era la direttrice, bensì un direttore “Ben rivista, signora d’Arco. Giusto ieri ho avuto a che fare col suo puledrino imbizzarrito. Come mai è qui?”

“Scusi, credevo di trovare la dottoressa Grazia Palmiro. Non mi avevano informata di un cambio di direzione.”  rispose Antigone frastornata.

L’uomo la fissò con occhi scuri e profondi che su quel volto,vagamente squadrato, risaltavano come pozzi in un deserto. Di statura non era molto alto, aveva spalle strette e collo sottile. Sorrise leggermente, allungando le labbra carnose. “Non si preoccupi, signora d’Arco.” allungò una mano “Sono Graziano Palmiro, la versione maschile della direttrice Grazia Palmiro.”

“Oh, mi scusi! Avrei potuto capirlo, in fondo alcuni tratti somatici non sono cambiati.”

“Stia tranquilla, non avevo dato adito a nessuno di immaginarsi questo improvviso cambiamento di forma!” rise, e il modo continuava ad avere qualcosa di civettuolo “Purtroppo mi sono accorta che come donna la mia carriera rischiava di sedimentarsi fra queste mura, perciò ho preferito sottopormi all’operazione e dare garanzia, sotto forme maschili, dell’autorità di cui sono capace.” sospirò, come compiacendosi del discorso che stava facendo “Alla fine per istinto si percepisce la figura maschile come quella più autoritaria, quindi ho dovuto adattarmi. Le donne sono troppo morbide e delicate nelle forme, i bambini rischiano di cercare più affetto, che un modello di forza e decisione.  Perciò… eccomi qui.”

“Complimenti, ci vuole coraggio…” Antigone cercò di dimostrarsi interessata alla cosa.

“Forse. Ma in fondo se si vuole arrivare da qualche parte bisogna rinunciare qualcosa, no?” la falsa modestia del direttore era tangibile.

“Ha ragione.”

“Non si può restare attaccati in modo sentimentale alle forme del proprio corpo. In fondo possiamo mutarle come mutano i nostri sentimenti, i nostri desideri, le nostre aspirazioni. Dobbiamo essere in grado di staccarcene, liberarcene: toglierci la carne e restare nudo scheletro su cui potremo ricostruire tutto ciò che desideriamo.”

Le parole che Antonio le aveva rivolto qualche giorno prima le risuonarono nella testa, quasi fosse vuota: “Balle. Non posso neppure essere Geremy.”

“Affascinante, però io sarei qui per Ge…” tossì “Mh, Antonio.”

“Ah sì.” Si accomodò meglio nella poltrona “Antonio. È entrato a far parte del nuovo programma educativo dell’Istituto.”

La cosa le parve rassicurante “Oh, ne sono contenta.” Ma il sorriso sornione del direttore la metteva a disagio.

“Sì, è un progetto all’avanguardia che si preoccupa di fornire la migliore educazione in ambiente protetto e qualificato. E vista l’inadeguatezza delle famiglia e lo scarsa socievolezza del soggetto, è stato escluso dalle adozioni: sarà il nostro Istituto a farsi carico della sua educazione.” Sorrise ancora “Sarà la garanzia di alta qualità formativa!” 

“È stato escluso dalle adozioni?” Antigone era allibita.

“Non si agiti, signora d’Arco.  Posso capire il suo stupore, ma non è nulla di tragico: lei è cresciuta con l’idea della famiglia: un bambino deve crescere con due genitori. Invece deve far evolvere il suo pensiero. Studi ormai assodati dimostrano che questa, perdoni la franchezza, è un’idea retrograda. La famiglia è il residuo di una cultura tradizionale e reazionaria. Dobbiamo evolverci per garantire qualcosa di più per i nostri ragazzi! Vede, Antonio è ormai grande, non è richiesto per le adozioni! In più è in età adolescenziale, un momento molto delicato e non si può rischiare che sia sballottato tra una famiglia e l’altra, le pare? Vista la sua abilità a farsi rigettare, l’abbiamo escluso.” Sorrise, con aria persuasiva “Ma non se ne preoccupi. Oggi sappiamo che il padre e la madre sono delle figure superflue. Direi di più: inutili! Ha visto quante famiglie in quest’ultimo decennio si sono composte di genitori omosessuali: una famiglia con due madri dimostra che il padre è inutile; allo stesso modo una famiglia con due padri dimostra che la figura materna è inutile. Unisca le due cose: padre e madre sono inutili. Quello di cui i bambini hanno bisogno sono di figure educative forti e possibilmente neutre, che non siano troppo coinvolte. Quante volte nelle scuole le madri prendono le difese dei figli contro i professori, pur avendo torto marcio? L’abbiamo visto infinite volte! E secondo lei questo è sano per il bambino? Può crescere bene? No, ha bisogno di figure che non risentano di un eccessivo coinvolgimento affettivo, che siano distaccate al punto giusto da garantire serenità e obbedienza. Non ha importanza che queste figure siano due, tre, sette o ventinove, l’importante è che siano seguiti da educatori, non dai classici due genitori. Lei stessa, col lavoro generativo che fa, dimostra come la generazione sia staccata dalla genitorialità. Generare un bambino, o nel suo caso un puledro,  è qualcosa che non implica una relazione affettiva, al fondo non significa niente. E’ un semplice rapporto di causa ed effetto: una donna viene inseminata e poi partorisce, il partorito poi è proprietà di chi lo vuole o di chi l’ha voluto.” con un braccio mostrò una parete coperta da una grande libreria piena di grossi volumi “Vede questi? Sono tutti studi scientifici che dimostrano ciò che le ho appena detto: il paradigma del genitore è qualcosa di obsoleto.”

Si alzò passeggiando per la stanza, come parlando a se stesso “Da tempo  siamo riusciti a superare le barriere della natura: l’abbiamo fatto nella medicina, nella tecnologia, nella sessualità, nella scienza. Ora siamo all’ennesima frontiera: l’educazione è qualcosa che possiamo liberare dai lacci della natura. Non più genitori, ma educatori approvati e comprovati, preparati sugli studi più recenti e avanzati in questo campo: questo è ciò che voglio realizzare nel mio educatorio! Non più adozioni a tempo determinato, indeterminato, part time o diurno, eccetera…” la voce si infervorava sempre di più “Bensì un educatorio stabile, come personale preparato e professionale, che segua l’educazione di questi bambini in modo completo, garantendo la crescita perfetta, senza scossoni, senza sbavature, senza rischi! Diventerà un modello nazionale e anche i bambini con famiglia verranno emancipati da quella obsoleta concezione di genitorialità! Tutti ne avranno da guadagnare: le persone lavoreranno meglio, potendo dedicare più tempo al lavoro. Basta capricci e piagnistei, malattie e ansie materne, o bambini cui badare a tutte le età. Lo stato sarà libero da assistenzialismi e avrà una forza lavoro efficiente e presente! Sono certo che a breve ripagherò i costi dell’operazione…” sorrise, trionfante “Non appena il ministro dell’istruzione mi inserirà tra i suoi consiglieri!”

“è per questo che lei è voluto diventare un maschio?”

“Beh, certo. S’immagina come suonerebbe il titolo “Consigliera Grazia Palmiro”. Che suono orribile, meglio Consigliere, per non parlare in chiave ancora più ottimistica –Ministra Grazia Palmiro! Ministra! Suona così poco professionale!” 

Antigone era inespressiva come un blocco di granito “E lei come fa a sapere che arriverà proprio dove ha progettato, grazie al suo cambio di sesso?”

Il direttore fece un gesto noncurante “In effetti non lo so al cento per cento, ma è abbastanza scontato.”

“Al fondo sta  correndo un rischio, allora.”

“Beh, sì.” rispose, non capendo il discorso della giumenta.

“Quindi vale la pena correre un rischio.” mormorò “Forse non vale solo per la carriera.”

Proprio in quel momento il telefono della direzione trillò ed Antigone, senza altre parole, si alzò ed uscì.

 

Durante il trattamento estetico per elasticizzare la pelle, l’estetista recitò un soliloquio di somma eleganza e forbizia. Antigone restò con gli occhi fissi e vuoti, a riflettere sulla conversazione con il direttore.

Solo quanto chiuse la porta di casa, riuscì a tirare un sospiro di sollievo. Ma la quiete durò poco, dal momento che Carlo la travolse come un tornado. “Antigone, passo la notte fuori.” Strillò tutta preoccupata.

“E dov’è la novità??” rispose la sorella, stupita dall’ansia di Carlo.

“No, non hai capito.”

“Come no? Dormi fuori?”

“Sì!!!”

“E con chi?”

“Nooo! Vedi che non hai capito?”

Esasperata Antigone mormorò: “Spiegati per piacere!”

“Domani c’è un concorso per una borsa di studio!”

“E che te ne fai di una borsa di studio??”

“Se ottengo una borsa di studio, posso imparare una nuova lingua per il lavoro, perciò la compagnia aerea mi riserverebbe uno stipendio da studentessa esonerandomi dal servizio attivo.”

Lo sguardo della ragazza sarebbe stato sufficiente a far capire a Carlo che la spiegazione non era sufficiente, ma la sorella aggiunse “E la notte fuori? Cosa c’entra?”

“Ok, domani c’è un concorso per una borsa di studio riservata  a sole donne, non uomini capisci? Domani ci sarà una fila interminabile all’Ufficio Cambiamenti perché ci saranno tantissimi uomini che si scopriranno improvvisamente donne e vorranno ufficialmente diventare donne, per poter casualmente partecipare al concorso riservato alle sole donne! E io devo precipitosamente tornare donna se non voglio perdere questa occasione! Perciò vado a dormire davanti all’ufficio in modo da essere in fila tra i primi posti, così farò subito il certificato da donna e poter sostenere domani pomeriggio il concorso.”

“Ok…” sospirò rassegnata Antigone “Stavolta con che nome dovrò chiamarti?”

“Che te ne pare di Antonietta?”